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Un insetticida mette a rischio la rinascita della bachicoltura italiana

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Pubblicato da Aurora Magni il 15/03/2016

Si chiama Insegar ed è un insetticida che già negli anni 90 era stato bandito dalle colture italiane in quanto considerato pericoloso per alcune tipologie di insetti ed in particolare per i bachi da seta. Recentemente l’azienda produttrice ha presentato al Ministero della Sanità una richiesta di ri-registrazione che se approvata consentirebbe l’uso dell’Insegar nei frutteti.

La richiesta non è motivata da nessuna modifica sostanziale della formulazione del prodotto studiato; perciò i problemi già registrati 20 anni fa si riproporranno, mettendo a rischio, come in passato, la vita di api e bachi da seta. E’ questa l’opinione espressa dai responsabili del Crea (Unità di Ricerca per l’Apicoltura e Bachicoltura) che ricordano

Negli anni ’90 il prodotto ha praticamente distrutto la bachicoltura italiana e ha danneggiato l’apicoltura, senza parlare dei danni all’entomofauna selvatica, soprattutto dei Lepidotteri, alcuni dei quali sono scomparsi dal Nord Italia e solo recentemente sono riapparsi”.

Il tema è tutt’altro che teorico. Come abbiamo già avuto modo di raccontare, in Veneto è già avviato un progetto per il ripristino della bachicoltura in Italia, fortemente supportato dagli industriali della seta italiani e dalle associazioni degli agricoltori, con sostanziali e concrete prospettive occupazionali.

Il Crea ha quindi chiesto all’azienda produttrice dell’Insegar informazioni in merito a come si cercherebbe di mitigare i problemi arrecati dall’insetticida dal punto di vista ambientale e gli inevitabili effetti sull’ecosistema.
Preoccupano i ricercatori soprattutto i fenomeni di deriva del prodotto una volta applicato nell’ambiente visto che si è dimostrato attivo sui bachi da seta anche in quantità infinitesimali.

“Tracce del prodotto trasportate dalle correnti aeree sulle foglie di gelso possono danneggiare seriamente gli allevamenti del baco da seta che una volta entrato in contatto con la sostanza tossica non è più in grado di produrre il bozzolo e completare la metamorfosi in adulto”.

Introdotto nel mercato nel 1988 l’Insegar era stato bandito solo 3 anni dopo con decreto cautelativo in alcune aeree geografiche dove era praticata la bachicoltura fino ad essere bandito dal territorio nazionale nel 2002.

fonte: Sustainability-Lab